IL maresciallo Burgari è una mia invenzione. Forse non del tutto originale, poichè mi è stata ispirata dai racconti di Mario Soldati I racconti del maresciallo. che forse qualcuno, con qualche anno in più sulle spalle, ricorda. E ricorda anche che ad interpretarlo in televisione fu un attore tra i migliori del tempo, Tuli Ferro.
Un giorno, diversi anni fa, visto che il racconto è datato 1998, mi è venuto in mente di creare un personaggio che potesse indagare qui, a Castiglione Olona; ed ho ambientato un racconto giallo nel Centro storico.
Ecco quello che ne è uscito
Di chi era il corpo che il dottor *** aveva trovato disteso sul pianerottolo di fronte all'ingresso del suo appartamento? Com'era finito lì? Perchè giaceva come se fosse privo di vita?
Erano domande a cui egli aveva tentato di rispondere non appena si era trovato quel problema da risolvere, alle ore 2 e 40 precise del mattino di giovedi 19 marzo 1998. La risposta alla terza domanda era facile: il corpo in questione giaceva lì come privo di vita perchè era privo di vita: non serviva aver studiato fino a trent'anni medicina per capirlo. Aveva trovato una risposta anche ad una parte della prima domanda: si trattava, evidentemente, del corpo di una donna: indossava una gonna ed una camicetta ed aveva indossato anche un paio di scarpe col tacco alto, che ora giacevano poco discosto: una su un gradino della scala, l'altra vicino al ginocchio destro del cadavere. Posizione strana, giudicò a colpo d'occhio, ma tant'è. Tuttavia, non sapeva chi fosse, e non aveva intenzione di spostare il cadavere per scoprirlo, visto che la borsetta era posizionata sotto il corpo della malcapitata. Non toccava a lui intervenire in questa direzione. Il fatto di non aver trovato una risposta alla seconda domanda, com'era finita lì quella donna, lo infastidiva parecchio: non gli piaceva avere parcheggiata di fronte alla propria abitazione gente che non conosceva. Men che meno morta.
Dopo queste brevi considerazioni, che non avevano occupato più di un minuto, il dottore era entrato in casa ed aveva chiamato i carabinieri ed un'ambulanza. Non che quest'ultima servisse più di tanto, ma gli sembrava giusto fare così. In seguito, si era diretto verso il salotto, si era seduto sulla poltrona vicino alla finestra ed aveva atteso che giungessero i convocati. Temeva che non avrebbero avuto la benchè minima discrezione, e questo lo imbarazzava parecchio. Nell'attesa, scelse un brandy dalla sua fornitissima riserva e lo centellinò assieme agli ultimi minuti di tranquillità che gli sarebbero restati per quella notte.
Fu quasi subito distratto dalle sirene che scuotevano le tenebre.
Si alzò subito e si diresse verso la porta; scese le scale che conducevano al pianterreno, facendo attenzione e non alterare minimamente la scena che si trovava davanti alla porta di casa sua ed attese che giungessero le forze dell'ordine, e, con esse, il caos.
Mentre le sirene stavano già buttando giù dal letto quanta più gente possibile, dal portone aperto a metà il dottore vide, con piacere, che dall'auto dei carabinieri stava scendendo il comandante della caserma, il maresciallo Bulgari, suo amico, che subito si diresse verso di lui. Aprì la porta e scorse subito nel chiarore della luce notturna, il volto del dottore con i segni evidenti della noia. Senza una parola, questi condusse il maresciallo su per le scale fermandosi a pochi metri dal corpo dell'intrusa. Subito dietro di loro, erano entrati l'appuntato Bascialla ed il medico dell'ambulanza, che era giunta qualche secondo dopo l'auto dei carabinieri, e la cui sirena si era, per fortuna, confusa, nella notte, con quella dell'auto dell'arma.
Il rumore e la confusione prodotti da tutto questo trambusto aveva coperto il brusio di quanti, allertati, si erano già alzati e si affacciavano alle finestre della via che dava sul palazzo dei conti Castiglioni. La piazzetta era illuminata dalle luci blu delle auto di servizio.
- È una cosa davvero sconveniente - disse il dottore al maresciallo.
- Hai riconosciuto il corpo della donna?
- Non l'ho neanche guardata: mi è bastato un colpo d'occhio per capire che era morta: l'ho lasciata ed ho subito telefonato.
- Bene. Saliamo.
La donna era sempre lì, come in attesa.
- Non hai toccato niente, vero?
- No.
- Appuntato Bascialla, mettete qualcuno sulla porta: che nessuno entri, per il momento. Mandate via anche l'ambulanza. Non serve.
L'appuntato, portando la mano alla visiera, scese immediatamente le scale per eseguire gli ordini del suo superiore. Fermò gli infermieri che stavano portando una barella evidentemente inutile; scambiò qualche parola con loro e subito questi si allontanarono. Una piccola folla si era intanto radunata di fronte al palazzo, in piazza Garibaldi. Gli sbadigli superavano il brusio, ma nessuno dei presenti intendeva lasciare il suo posto di osservazione privilegiato. E già assaporava le chiacchiere che si sarebbero scambiate la mattina seguente al bar, dal salumiere, in edicola; ed i commenti sulla notizia riportata dai giornali. "Io ero là e non è vero quello che dicono questi qui". "C'erano sette macchine della polizia". "C'era sangue anche sulla strada". In questi casi, ognuno tirava ad esagerare, per darsi importanza.
Le domande poste ai barellieri, per svelare l'arcano e per far partire la sequela di chiacchiere, avevano lasciato le orecchie dei presenti asciutte. Bisognava inventare tutto. Facile.
All'interno del palazzo, intanto, il maresciallo Bulgari stava facendo i primi sopralluoghi.
Era un uomo sulla quarantina, piccolo di statura, con una corporatura snella e nervosa. Quando sorrideva, cosa che face spesso, mostrava una canino che sporgeva da una dentatura per il resto perfetta. Controllava la sua leggera miopia con un paio di occhiali dalla montatura di metallo. Ma la sua parte migliore era il cervello: aveva risolto numerosissimi casi nella sua carriera, e praticamente tutti quelli con cui aveva avuto a che fare da quando era stato assegnato alla caserma di Castiglione Olona: una caserma che aveva inventato lui, si può dire, poichè ne era il comandante da quando era diventata operativa.
Era giunto all'antico borgo con la famiglia una sera di gennaio, quando l'attività del nuovo insediamento dei carabinieri stava per avviarsi. Era stato di stanza a Saronno, dove era vicecomandante, e dove la fama lo aveva sommerso grazie alle sue numerose abilità: capace nella direzione dei casi intricati, in cui si richiedeva il fiuto del detective; abile anche quando si richiedeva che il maresciallo lasciasse il posto all'uomo, all'amico, al confidente. La leggenda che lo precedeva diceva che la moglie l'aveva conosciuta proprio durante un'indagine. Ma le chiacchiere sono facili a nascere e poi non le guida più nessuno. Di certo, la signora Bruna era una giovane tranquilla, schiva, gentilissima con tutti, che aveva trovato subito spazio in numerose attività sociali del borgo entrandovi con i dovuti modi e facendosi voler bene da subito. Anche il marito era ben visto da tutti, indipendentemente dal lavoro. Ogni mattina accompagnava il figlio a scuola, a volte in divisa, a volte in borghese: si fermava attendendo che la porta della scuola venisse aperta e scambiava quattro chiacchiere con gi altri papà. Lo stesso avveniva all'ora in cui i bambini uscivano: si fermava abitualmente con un gruppetto di genitori: ascoltava, parlava con tono molto educato, pacato. Era riflessivo, dotato dello spirito che caratterizza le persone intelligenti. Qualche volta coglieva tra una parola non detta o un'altra sussurrata qualche notizia che si voleva far giungere all'arma. E agiva, con la dovuta discrezione, cogliendo sempre nel segno. Era temuto, per questo, da quanti avevano qualche cosa da nascondere alla giustizia. Ma era certamente rispettato.
Si era avvicinato al cadavere ed aveva constatato, con mano sicura, che la donna non poteva essere morta da molto tempo. Avrebbe comunque atteso il responso del medico legale per averne la certezza: ma pensava che non fosse morta da più di due ore al massimo. Il suo sguardo penetrante, dietro l'aria sorniona, aveva già colto alcuni particolari che gli sembravano fuori posto. Tuttavia, non aveva detto nulla. Nè aveva posto domande al suo amico, che se ne stava in silenzio accanto a lui, con l'aria quasi annoiata.
- Hai telefonato subito, appena trovato il cadavere?
- Praticamente sì. Il tempo di raggiungere il telefono.
- La domanda è d'obbligo: dove hai passato la serata?
- Ero a casa di Gianni, Gianni Alberti. Lo conosci. Puoi controllare se vuoi. Abbiamo fatto due partite a scacchi; poi abbiamo chiacchierato un po'. Sono rientrato alle 2 e 40. Ho trovato il cadavere sulla soglia ed ho telefonato subito a voi ed all'ambulanza.
- Ma sapevi che la donna era morta.
- Sì, certo.
- Allora sapervi anche che l'ambulanza non serviva.
Il dottore sembrava perplesso.
- Non ci ho pensato.
- va bene. Adesso vai in casa ed aspettami. Fra qualche minuto, arriverà tutta la compagnia per i rilevamenti. Verrò io da te.
Il dottore si diresse verso la porta d'entrata. Stava per afferrare la maniglia, quando Bulgari lo precedette e l'aprì al suo posto: nella mano aveva un fazzoletto.
- Troverete solo le mie impronte.
- Non si sa mai.
Non appena il dottore varcò la soglia, Bulgari si chinò vicino al cadavere. Anche se la luce non era perfetta, aveva notato che la donna amava indossare gonne particolarmente corte: ma poteva permetterselo, dato che aveva delle gambe davvero notevoli. Tuttavia, quella gonna gli sembrava un po' troppo corta. Perchè?
Avrebbe avuto modo di scoprirlo presto.
Fu distratto dai suoi pensieri dai passi che provenivano dalla scala. Se non avesse avuto il sangue freddo che lo caratterizzava, si sarebbe anche spaventato. Sulla rampa, dietro di lui, verso il secondo piano, era comparsa un'ombra silenziosa: l'aveva colta solo dallo spostamento d'aria e dal respiro un po' affannoso.
Si era girato. Proprio di fronte a lui c'era un signore: nella penombra non riusciva a distinguere bene il viso. Dal fatto che non lo aveva sentito scendere le scale dedusse che doveva indossare delle pantofole; e così era, infatti. Se Bulgari era piccolo, l'altro doveva esserlo ancora di più, poichè, anche sul gradino superiore gli occhi dei due erano alla stessa altezza. Proveniva dal piano superiore: probabilmente da dove abitava.
- Cos'è successo? Cos'è tutto questo rumore?
- Come può vedere, rispose Bulgari recuperando il sangue freddo e portando istintivamente la mano alla visiera, c'è un cadavere sul pianerottolo della scala.
- Mio Dio!
- Lei è il signor...
- Bellini, Francesco Bellini.
- Sono il maresciallo Bulgari.
- Sa chi è... stava chiedendo Bulgari indicando col pollice il cadavere disteso alle sue spalle.
- No... Non so, non la conosco.
La risposta parve al maresciallo un po' troppo affrettata.
- La guardi.
Il maresciallo si era spostato, permettendo al Bellini di dare un'occhiata al cadavere della donna. L'uomo si era chinato verso di lei.
- No, non la conosco. Ripetè.
- Le dispiace rientrare in casa? poi verrò su da lei per qualche domanda.
- Va bene.
Mentre Bellini ritornava in casa sua, le scale risuonarono dei passi dell'appuntato Bascialla, che saliva ad annunciare l'arrivo della squadra speciale.
- Falli entrare, disse Bulgari. Tu, intanto, torna giù e vedi di mandare via un po' di gente. Se riesci.
Dette queste parole, si diresse verso la porta di casa del dottore.
Il rapporto della scientifica era piuttosto breve. La signora Paola Castoldi, di anni 43, nubile e residente a Castelseprio, in via ***, era morta a causa di un colpo che aveva ricevuto nella zona dell'arcata sopracciliare destra, poco sopra l'occhio, La ferita era di forma quadrata, ampia circa quattro centimetri. Bulgari aveva notato che lo spigolo del corrimano, all'altezza dei pianerottoli , aveva una forma simile. La signora poteva essere inciampata mentre percorreva le scale ed essere caduta accidentalmente sulla ringhiera ferendosi mortalmente. Sullo spigolo, a conferma di questa tesi, erano stati rinvenuti frammenti di tessuto epiteliale e di capelli della donna. La morte era sopraggiunta quasi immediatamente. L'autopsia aveva confermato l'ora, le 2 e 30: l'ora segnata sull'orologio della vittima, che si era rotto quando la donna era caduta. Sembrava che tutto facesse rientrare la vicenda nel novero della disgrazia. Quello che, però, il maresciallo Bulgari non capiva era il motivo per cui il corpo era stato leggermente trascinato verso la scala: lo si capiva chiaramente dal fatto che alcuni segni inequivocabili erano stati rilevati dalla scientifica. Inoltre, il maresciallo non capiva perchè una scarpa della donna, la sinistra, si trovasse di fianco al ginocchio destro, mentre l'altra, la destra, era a pochi centimetri dal piede sinistro. Non capiva, infine, cosa ci facesse, la signora Castoldi, in quella casa ed a quell'ora di notte.
L'auto della vittima, una Fiat Brava targata AC 256 AC, era parcheggiata regolarmente di fronte al palazzo, chiusa. Le chiavi erano nella borsetta della donna.
Uscendo dalla casa del dottore, poco dopo le tre del mattino, il maresciallo aveva notato l'auto, l'unica parcheggiata. Si era avvicinato per ispezionarla. Si era chinato per controllare il bollo e il tagliando dell'assicurazione, posto al centro del cristallo anteriore. Era tutto in ordine. Solo il mattino seguente era emerso il fatto che l'auto era della signora Castoldi.
- Non la conoscevi? Chiese Bulgari al dottore.
- No, mai vista.
- Hai avuto la condotta per un certo periodo a Castelseprio: potrebbe essere stata una tua paziente, magari l'hai dimenticata.
- Non dimentico un volto dopo averlo visto anche una volta sola.
- Sì, questo lo so bene.
- Nella borsetta c'era un foglio di carta con il tuo indirizzo.
- Il mio indirizzo è regolarmente riportato sulla rubrica telefonica, accessibile a tutti.
La risposta del dottore era leggermente sopra le righe.
- Guarda che non ti sto accusando di niente.
- Avete sempre quel tono indagatore voi poliziotti...
- Sono un carabiniere.
- Anche se non sembra.
- Grazie per il complimento.
- D'altra parte, non ero nemmeno a casa quando quella signora è arrivata. A meno che non sia arrivata prima delle nove della sera. Ma quando sono uscito non c'era nessuno disteso sulle scale, nè morto nè vivo.
- E non sai nemmeno come possa essere entrata.
- Lo sai che chiudo regolarmente la porta di casa quando esco...
- Sei un maniaco da questo punto di vista. Lo so.
- ... e il portone, quando sono rientrato, era chiuso.
- Sicuro?
- Potrei non aver notato questo particolare?
- Tu, certo, no.
Così i misteri erano tre, anzi: quattro. Com'era entrata la signora Castoldi in una casa dove non era attesa nè conosciuta? Perchè era andata lì? Perchè a quell'ora?
- Signor Bellini, conosceva la signora Castoldi?
- No. Mai vista nè sentita nominare prima dell'altra sera.
- Non sa come possa essere giunta in una casa dove non conosceva nessuno?
- Non ne ho idea. Io dormivo; quando ho sentito tutto quel trambusto mi sono svegliato. Scendendo le scale ho incontrato lei; poi ho visto il cadavere.
- È stato in casa tutta la sera?
- No, sono uscito subito dopo cena e sono rientrato verso le 23. Mi sono seduto in poltrona, ho acceso il televisore ed ho preso un libro da leggere. Verso l'una sono andato a dormire.
- Legge sempre con la televisione accesa?
- È un po' una compagnia: io vivo solo. Inoltre, ho la capacità di riuscire a leggere ed ascoltare la televisione nello stesso tempo: è una facoltà che ho affinato col tempo.
- Beato lei. Io non riesco a fare più di una cosa alla volta.
- Non voglio dire di essere una persona particolare.
- Non ha notato niente di strano? Sentito qualche rumore?
- Quando la signora è morta stavo dormendo.
- Che libro stava leggendo?
- L'ho finito proprio ieri sera. Si tratta di un vecchio romanzo di Le Carré. Mi appassionano i libri di spionaggio.
- Con chi ha passato la serata?
- Ero solo. Sono andato al cinema.
Caro Bascialla, credo che qualcuno ci stia portando in giro per il naso.
- Cosa intende dire, maresciallo?
- Niente di più di quello che ho detto.
- Mi sembra che la signora Castoldi sia morta accidentalmente. Il medico non ha avuto dubbi. È caduta proprio sullo spigolo del corrimano. Forse i parenti possono intentare una causa perchè quel corrimano è davvero pericoloso.
- Caro Bascialla, credo che qualcuno ci stia portando in giro per il naso.
I misteri erano sempre tre, anzi: quattro. Com'era entrata la signora Castoldi in una casa dove non era attesa nè conosciuta? Perchè era andata lì? Perchè a quell'ora?
Come al solito, il maresciallo Bulgari decise di lasciar sedimentare tutti i fatti nella sua mente. Era solito agire in questo modo: accumulava i particolari, quasi alla rinfusa, come un ruminante che ingurgita tutto. Poi, con calma, faceva riemergere tutto e collocava i pezzi del mosaico al loro giusto posto.
Forse era meglio cercare la spiegazione di altri aspetti che non quadravano. Doveva trovare alcune risposte ad una serie di fatti anomali.
Decise che era venuto il momento di scrivere qualche cosa. La sua memoria era formidabile, ed aveva la capacità di non dimenticare nulla di quanto gli accadeva intorno, quando indagava su qualche avvenimento. Non cercava di capire subito: sapeva che era inutile, quando mancavano dei particolari; o quando c'erano già ma non si collocavano al giusto posto all'interno del mosaico della vita.
Ma questo era il momento di chiarire a sè ed agli altri i particolari di cui era certo.
1) La signora Castoldi era senza scarpe.
2) Le scarpe erano accanto al corpo della vittima, ma dalla parte sbagliata.
3) La gonna, che in un primo momento gli era parsa molto corta, era, in realtà, stata sollevata ben oltre il ginocchio.
4) C'era qualche battuta negli interrogatori che aveva condotto e registrato nella memoria che non quadrava.
5) Dall'autopsia erano emersi altri particolari che non portavano necessariamente all'idea del delitto; ma che non lo escludevano in modo evidente. Anche in quel caso c'era un particolare che aveva accumulato, un particolare enorme, ma che non riusciva ancora a collocare.
A volte dubitava che le barzellette sui carabinieri avessero un fondo di verità.
Stava uscendo dal portone della caserma proprio mentre l'appuntato Bascialla stava rientrando con la gazzella. Si accostò al finestrino per scambiare alcune battute col suo collaboratore. In quel momento, la ventola dell'Alfa, poichè il motore in folle si stava surriscaldando, partì, obbligandoli ad alzare la voce.
Quando il maresciallo salì sulla sua vecchia 127, sapeva che non era stata una disgrazia, e conosceva anche il nome del colpevole.
- Vedi, Bascialla, c'erano troppe cose che mi avevano colpito, non appena ho visto la scena del delitto. Mi turba quasi dirlo, ma ho notato subito che la signora Castoldi aveva delle gambe notevoli, il che faceva presupporre che avesse anche una gonna corta; ma, quando sono andato a controllare dal medico legale, ho notato che la gonna era, sì, corta, ma non così tanto. Quindi, quando l'avevo vista addosso al cadavere era evidentemente rialzata in modo esagerato. E non poteva dipendere dal fatto che la donna, salendo le scale, la tenesse sollevata: cadendo, infatti, l'avrebbe lasciata subito per mettere le mani avanti per evitare di battere la testa, e la gonna sarebbe ricaduta al suo posto.
- Ma poi c'era anche la faccenda delle scarpe. Concediamo pure che per salire... per salire, caro Bascialla, la signora Castoldi si fosse levata le scarpe per non far rumore con i tacchi, e già questo fa pensare che non volesse farsi scoprire, ma perchè, quando cadono, sono al contrario? Inoltre, non so se lo hai notato, ma all'ingresso, tra lo zerbino e le scale, il pavimento era pulito perfettamente, e così le scale; mentre sulle calze della signora Castoldi sono state rilevate delle tracce di terra. Minuscole, ma pur sempre presenti. Forse si era tolta le scarpe ancora in strada? Difficile crederlo. Inoltre non si trattava di terra che si trovava sulla strada. Anzi, come ho riscontrato, si trovava altrove. E l'assassino, poichè di assassinio si tratta, caro Bascialla, non ha notato queste tracce nè ha potuto tentare di camuffarle.
- Inoltre, l'auto della signora, che ho controllato casualmente, alle tre del mattino in cui è stato trovato il cadavere, aveva il motore freddo, quindi era ferma da alcune ore. È un particolare che ho notato ieri, quando sei entrato in caserma e ti sei fermato a chiacchierare con me sul portone. La ventola dell'auto è partita quasi immediatamente, perchè il motore era acceso. Ora, se la signora Castoldi fosse arrivata alle 2 e 20, poco prima di morire, alle tre il motore dell'auto avrebbe dovuto essere ancora caldo: la notte era tiepida e in mezz'ora il motore non raffredda completamente. Invece il motore era freddo. me ne sono accorto perchè, controllando bollo ed assicurazione, ho appoggiato la mano sul cofano e non ho notato alcun calore. Da qui si deduce che la donna non era arrivata da poco.
- Ma, allora, dov'era andata la Castoldi se era arrivata molto tempo prima? Meglio: da chi era andata? Aveva atteso in strada, prima di salire? L'alibi del dottore era di ferro: alle 2 e 15 è uscito dalla casa dei suoi amici ed ha raggiunto la sua abitazione a piedi. Anche di corsa non sarebbe mai arrivato alle 2 e 30, in tempo per ammazzare la signora. E poi, a che scopo? Dalle indagini è emerso che non la conosceva minimamente.
- Restavano ancora due particolari che mi hanno colpito la sera del ritrovamento del cadavere.
- La ferita che aveva ucciso la Castoldi era sopra l'occhio destro; ma se lei stava salendo, avrebbe logicamente battuto l'occipitale sinistro, poichè il corrimano è a sinistra. E anche così non funziona: lo spigolo del corrimano, per chi sale, si trova comunque troppo in alto per costituire un pericolo. Dunque, la donna stava scendendo.
- Infine, ed è un particolare che ho registrato, ma che è restato lì a sedimentare, quando ho interrogato una delle persone che erano presenti nella casa, questa mi ha detto, riporto le sue parole a memoria, "Non la conosco". Ora: come poteva dire "la conosco", se non aveva avuto ancora modo di vedere il cadavere, dato che la vista gli era completamente ostruita?
- Ecco allora, caro Bascialla, come si sono svolti i fatti.
- L'assassino conosce la Castoldi, la invita a casa sua, trascorre la serata con lei; poi, per un motivo che non sappiamo ancora, ma che scopriremo presto, la donna, forse offesa o forse spaventata per la piega che sta prendendo la serata, si ricompone, afferra le scarpe, così come sono, senza badare alla destra o alla sinistra, esce di casa, senza che lei e l'assassino se ne accorgano, si sporca le calze con la terra di un vaso che è posto proprio accanto all'ingresso dell'appartamento dell'omicida e scende le scale. L'assassino sa che nella casa, oltre a loro due con c'è nessuno, la insegue, l'afferra da dietro e la scaglia contro il corrimano. Un solo colpo, all'occipitale destro, e la donna è morta
- Ma bisogna evitare che si scopra cosa facesse nella casa. Allora l'assassino sposta il cadavere e lo gira facendo pensare che la donna stesse salendo. Ma qualcuno sta arrivando. L'assassino non ha tempo di spostare il cadavere, di ricomporre la gonna e di sistemare le scarpe, che, anzi, non tocca per non lasciare impronte. Rientra in casa precipitosamente e cancella tutte le probabili importante che la Castoldi può aver lasciato, lava il bicchiere usato dalla donna e si butta sul letto.
- Quando scenderà, dirà:
- Cos'è successo? Cos'è tutto questo rumore?
- Come può vedere, c'è un cadavere sul pianerottolo della scala.
- Mio Dio!
- Sa chi è?
- No... Non so, non la conosco.
- Ma il particolare che l'ha incastrato è stato un altro. Quando sono salito ad interrogarlo, gli ho chiesto:
- Non ha notato niente di strano? Sentito qualche rumore?
- Quando la signora è morta stavo dormendo.
- In quel momento, però l'ora della morte della Castoldi non la conosceva nessuno. Tranne, ovviamente, l'assassino.
Vedi, caro Bascialla, nel nostro mestiere bisogna stare sempre attenti a tutto. Anche ai minimi particolari.
Dopotutto, caro Bascialla, le barzellette sui carabinieri sono solo barzellette.
Castiglione Olona, maggio 1998.
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