Prima di tutto, parlando della via papa Celestino, vanno chiarite due cose: il suo percorso, piuttosto particolare, e il numero ordinale del papa.
Prendiamo in considerazione la questione topografica. La via parte dall’incrocio con la statale 233, dove sorge la chiesa di Madonna di Campagna, che dà il nome al rione omonimo, e si dirige verso il monumento degli alpini terminando presso il cimitero. Anni fa, prima che nascesse l’attuale piazza della Repubblica, la via proseguiva diritta costeggiando le case collocate sulla sinistra per chi entra in città dalla statale. Quando venne creata la piazza, siamo attorno agli anni Cinquanta o poco dopo, periodo in cui si urbanizza il centro nuovo di Castiglione Olona, essendo questa piazza collocata non al centro dello slargo ma a ridosso delle case sulla sinistra, essa venne aad interrompere la via tra l’attuale civico 4 ed il civico 6. Poichè, nell’angolo destro della piazza c’è la via Verdi, ecco che molti non riescono a trovare il percorso della via papa Celestino e si perdono. Chiarito questo aspetto, veniamo alla questione legata al numero ordinale del papa. La persona a cui è stata dedicata la via è Celestino IV e non V, come alcuni affermano e, addirittura, scrivono sull’indirizzo o sulle pubblicità, ignari dell’esistenza di un papa castiglionese, il IV, e convinti che la via sia dedicata al papa abruzzese, più noto del nostro per le vicende legate alla sua abdicazione. Per intenderci, interpretando Dante Alighieri, il papa del “gran rifiuto”.
Ebbene, no. Celestino IV è un papa castiglionese, Goffredo da Castiglione, che nasce a Milano in una data che non si è riusciti a definire e che venne elevato sul trono di Pietro il 25 ottobre 1241, consacrato il 28 dello stesso mese, e regnò solamente per 17 giorni, fino al 10 novembre dello steso anno, quando morì.
Figlio di Giovanni Castiglioni e di Cassandra Crivelli, era della famiglia dei conti di Castiglione ed imparentato con il papa Urbano III, di cui era nipote (la Crivelli era la sorella del papa). Era un monaco cistercense nell’abazia di Altacomba, divenuto vescovo di Sabina e Cardinale di S. Marco. Autore di una storia del regno di Scozia, fu anche attivo inquisitore, avendo introdotto questo sistema a Milano nel 1228.
Viene eletto dopo la morte di Gregorio IX in un conclave piuttosto lungo, almeno in relazione ai conclavi a cui siamo stati abituati negli ultimi tempi. Pare che l’elezione avvenisse anche in una situazione di costrizione. I cardinali, dodici in tutto, uno dei quali morirà durante le operazioni, indecisi sulla scelta del successore di Pietro, in contrasto tra loro sulla figura di un cardinale che fosse favorevole o meno a Federico II, sarebbero stati rinchiusi dal senatore Matteo Rosso Orsini, capo del comune di Roma, nel Settizonio, sul Palatino, un rudere risalente a Settimio Severo. Non era la prima volta che i cardinali venivano rinchiusi (da qui il termine conclave: cum clave: luogo chiuso con una chiave), separati dal mondo per scegliere il nuovo papa. La scelta venne così affrettata per le difficoltà a cui erano costretti i cardinali e si giunse ad un compromesso scegliendo la figura di Goffredo da Castiglione.
Eletto il 25 ottobre, venne insediato il 28 in S. Giovanni in Laterano. Ma era anziano e malato e non giunse alla vera e propria consacrazione morendo il 10 novembre. Nello stemma viene raffigurato il leone rampante che solleva il castello simbolo della città di Castiglione Olona.
Dopo la sua morte, a conferma che i tempi erano davvero difficili, la cattedra di S. Pietro resterà vacante fino al 25 giugno 1243, quando venne eletto il suo successore, Innocenzo IV.
Via_papa_celestino_IV.doc
Ogni via è crogiolo di vita; ogni strada contiene una storia; ogni storia percorre una via.
venerdì 4 settembre 2009
giovedì 20 agosto 2009
Via cardinal Branda Castiglioni
La via cardinal Branda Castiglioni procede dalla centralissima piazza Garibaldi, dove sorge il palazzo della famiglia Castiglioni, e prosegue fino alla piazza antistante la Collegiata, l’opera di maggior pregio voluta dal cardinale. La via collega idealmente, oltre che fisicamente, le due grandi sedi dell’opera culturale, religiosa, sociale e civile del maggior personaggio che la città di Castiglione Olona abbia mai avuto.
Una vita lunghissima quella del cardinale, che nasce a Milano il 4 febbraio 1350 e muore a Castiglione Olona, dove è tuttora sepolto, il 3 febbraio 1443.
Su di lui sono stati scritti libri, sono nati siti internet e ci sono numerose pubblicazioni che lo vedono protagonista. Noi ne vogliamo tracciare una non nuova, ma diciamo così, adatta a tutti, com’è l’intento di questi blog.
Una cosa che dobbiamo subito prendere in considerazione è che questo personaggio svolse un ruolo centrale nella vita della chiesa del tempo. Un tempo segnato dal grande scisma che vide, ad un certo punto, ben tre papi contendersi il trono di Pietro. E che vide stemperare la contesa, almeno in parte, con l’importantissimo concilio di Costanza (1414 – 1418) da cui esce un’Europa completamente diversa da quella che si era presentata ai primi cardinali conciliatori, e, quindi, anche al cardinal Branda: un’Europa che si lascia alle spalle i residui del medioevo per veleggiare verso l’Età moderna.
Ma torniamo a parlare del nostro protagonista.
Nasce a Milano, studia a Pavia, dove si laurea in diritto canonico, materia che insegna nello stesso ateneo in cui ha conseguito la laurea. È, subito, un personaggio di rilievo, se Gian Galeazzo Visconti lo invia a Roma con l’incarico di ottenere dei privilegi per l’università da parte del papa Bonifacio IX. E qui mostra doti diplomatiche di prim’ordine, tanto che diviene ambasciatore. La sua carriera ecclesiastica lo porta ad assumere il ruolo di vescovo di Piacenza (1404), lo porta al concilio di Pisa (1409), dove si discute, senza trovare una soluzione, dello scisma della chiesa cattolica. Nel 1412 fu creato vescovo e conte di Vesprem, in Ungheria, un luogo in cui era già stato, con altri incarichi, tra il 1402 ed il 1410. In questa occasione nasce l’amicizia con Sigismondo di Lussemburgo, re dei romani ed imperatore del Sacro romano impero. Due anni dopo, alle soglie del concilio di Costanza, diventerà cardinale.
Qui, nonostante il suo rapporto con Giovanni XXIII (non è un errore, è proprio Giovanni XXIII, Baldassarre Cossa, e si tratta di un antipapa), da cui aveva ottenuto il cappello cardinalizio, contribuisce alla nomina di Ottone Colonna al soglio pontificio, con il nome di Martino V. Questi confermerà la nomina a cardinale del prelato castiglionese. Con cui, il 6 novembre 1418, consacra l’altar maggiore del duomo di Milano.
Una vita ricca di avvenimenti, di incontri, di incarichi pregiati, percorsa da incarichi di altissimo livello che lo portarono a conoscere ed a frequentare l’amicizia di prelati, imperatori, papi ed artisti. E qui prende il via la seconda parte della vita del cardinale, tutta rivolta al suo borgo, che diventerà, grazie a lui, ed è tuttora, un centro di grandissimo pregio artistico.
Nel 1422, il cardinale aveva la bellezza di 72 anni, grazie ad una bolla di Martino V, ottiene di poter erigere la chiesa Collegiata, sulle antiche rovine del castello di Castiglione Olona. La bolla pontificia viene letta e presentata al popolo festante. Ma, prima di dedicarsi completamente alla sua città, avrà ancora un impegno importante: viene inviato in Boemia per arginare il movimento ereticale di Giovanni Huss. Quindi andrà a Colonia, con il condottiero Filippo Scolari, detto Pippo Spano.
Ma, intanto, a Castiglione Olona si sta lavorando per trasformare il borgo di Castiglione Olona nella prima città rinascimentale d’Italia. Non dimentichiamo che dopo la pace di Lodi, del 1454, il Rinascimento esploderà in tutta l’Italia e che, quindi, il Branda fu un vero precursore.
Il 25 marzo 1425, viene consacrata la chiesa Collegiata. Che non era ancora il gioiello d’arte che possiamo ammirare. Perché è solo alcuni mesi dopo che Branda Castiglioni incontra Masolino da Panicale. Entrambi, il cardinale ed il pittore, partiranno, alcuni mesi dopo per l’Ungheria dove si ritroveranno.
Siamo nuovamente in un momento importante per la chiesa cattolica. Dopo la convocazione del concilio di Basilea (1431 – Ferrara 1438 – Losanna 1449) da parte di Martino V, il papa muore e toccherà al suo successore, Eugenio IV, Gabriele Condulmer, condurre i lavori del vertice della chiesa cattolica. E toccherà al Branda Castiglioni firmare alcuni documenti cardine del concilio stesso.
Siamo nel 1442 quando Branda Castiglioni torna nella sua città. Qui si ammala e pochi mesi dopo, il 3 febbraio 1443 muore. Viene sepolto nella chiesa Collegiata, alla sinistra dell’altare maggiore in una tomba che venne ispezionata nel 1935 e che conteneva, oltre alle spoglie mortali del cardinale, anche una pergamena di Giovanni da Olmutz, che ne descrive la vita e le opere.
Della sua grande opera di mecenate restano la chiesa Collegiata, il palazzo Branda Castiglioni, il Battistero dove sono conservate opere pittoriche di Masolino da Panicale, Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta e Paolo Schiavo. Resta anche la chiesa di Villa, alla cui cupola, dice la tradizione popolare, avrebbe lavorato, almeno in un primo momento, lo stesso Brunelleschi. Resta il palazzo del comune, che nasce come Scuola di grammatica e di musica, aperta ai giovani di buoni talenti, e che resta tale fino al 1880, quando diviene palazzo comunale, appunto. Restano il Pio luogo dei poveri di Cristo.
Resta lo spirito di un grande personaggio che lavorò per la sua chiesa e per la sua città e che ha regalato tutto questo ai posteri. A noi.
Via_branda_castiglioni.doc
Una vita lunghissima quella del cardinale, che nasce a Milano il 4 febbraio 1350 e muore a Castiglione Olona, dove è tuttora sepolto, il 3 febbraio 1443.
Su di lui sono stati scritti libri, sono nati siti internet e ci sono numerose pubblicazioni che lo vedono protagonista. Noi ne vogliamo tracciare una non nuova, ma diciamo così, adatta a tutti, com’è l’intento di questi blog.
Una cosa che dobbiamo subito prendere in considerazione è che questo personaggio svolse un ruolo centrale nella vita della chiesa del tempo. Un tempo segnato dal grande scisma che vide, ad un certo punto, ben tre papi contendersi il trono di Pietro. E che vide stemperare la contesa, almeno in parte, con l’importantissimo concilio di Costanza (1414 – 1418) da cui esce un’Europa completamente diversa da quella che si era presentata ai primi cardinali conciliatori, e, quindi, anche al cardinal Branda: un’Europa che si lascia alle spalle i residui del medioevo per veleggiare verso l’Età moderna.
Ma torniamo a parlare del nostro protagonista.
Nasce a Milano, studia a Pavia, dove si laurea in diritto canonico, materia che insegna nello stesso ateneo in cui ha conseguito la laurea. È, subito, un personaggio di rilievo, se Gian Galeazzo Visconti lo invia a Roma con l’incarico di ottenere dei privilegi per l’università da parte del papa Bonifacio IX. E qui mostra doti diplomatiche di prim’ordine, tanto che diviene ambasciatore. La sua carriera ecclesiastica lo porta ad assumere il ruolo di vescovo di Piacenza (1404), lo porta al concilio di Pisa (1409), dove si discute, senza trovare una soluzione, dello scisma della chiesa cattolica. Nel 1412 fu creato vescovo e conte di Vesprem, in Ungheria, un luogo in cui era già stato, con altri incarichi, tra il 1402 ed il 1410. In questa occasione nasce l’amicizia con Sigismondo di Lussemburgo, re dei romani ed imperatore del Sacro romano impero. Due anni dopo, alle soglie del concilio di Costanza, diventerà cardinale.
Qui, nonostante il suo rapporto con Giovanni XXIII (non è un errore, è proprio Giovanni XXIII, Baldassarre Cossa, e si tratta di un antipapa), da cui aveva ottenuto il cappello cardinalizio, contribuisce alla nomina di Ottone Colonna al soglio pontificio, con il nome di Martino V. Questi confermerà la nomina a cardinale del prelato castiglionese. Con cui, il 6 novembre 1418, consacra l’altar maggiore del duomo di Milano.
Una vita ricca di avvenimenti, di incontri, di incarichi pregiati, percorsa da incarichi di altissimo livello che lo portarono a conoscere ed a frequentare l’amicizia di prelati, imperatori, papi ed artisti. E qui prende il via la seconda parte della vita del cardinale, tutta rivolta al suo borgo, che diventerà, grazie a lui, ed è tuttora, un centro di grandissimo pregio artistico.
Nel 1422, il cardinale aveva la bellezza di 72 anni, grazie ad una bolla di Martino V, ottiene di poter erigere la chiesa Collegiata, sulle antiche rovine del castello di Castiglione Olona. La bolla pontificia viene letta e presentata al popolo festante. Ma, prima di dedicarsi completamente alla sua città, avrà ancora un impegno importante: viene inviato in Boemia per arginare il movimento ereticale di Giovanni Huss. Quindi andrà a Colonia, con il condottiero Filippo Scolari, detto Pippo Spano.
Ma, intanto, a Castiglione Olona si sta lavorando per trasformare il borgo di Castiglione Olona nella prima città rinascimentale d’Italia. Non dimentichiamo che dopo la pace di Lodi, del 1454, il Rinascimento esploderà in tutta l’Italia e che, quindi, il Branda fu un vero precursore.
Il 25 marzo 1425, viene consacrata la chiesa Collegiata. Che non era ancora il gioiello d’arte che possiamo ammirare. Perché è solo alcuni mesi dopo che Branda Castiglioni incontra Masolino da Panicale. Entrambi, il cardinale ed il pittore, partiranno, alcuni mesi dopo per l’Ungheria dove si ritroveranno.
Siamo nuovamente in un momento importante per la chiesa cattolica. Dopo la convocazione del concilio di Basilea (1431 – Ferrara 1438 – Losanna 1449) da parte di Martino V, il papa muore e toccherà al suo successore, Eugenio IV, Gabriele Condulmer, condurre i lavori del vertice della chiesa cattolica. E toccherà al Branda Castiglioni firmare alcuni documenti cardine del concilio stesso.
Siamo nel 1442 quando Branda Castiglioni torna nella sua città. Qui si ammala e pochi mesi dopo, il 3 febbraio 1443 muore. Viene sepolto nella chiesa Collegiata, alla sinistra dell’altare maggiore in una tomba che venne ispezionata nel 1935 e che conteneva, oltre alle spoglie mortali del cardinale, anche una pergamena di Giovanni da Olmutz, che ne descrive la vita e le opere.
Della sua grande opera di mecenate restano la chiesa Collegiata, il palazzo Branda Castiglioni, il Battistero dove sono conservate opere pittoriche di Masolino da Panicale, Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta e Paolo Schiavo. Resta anche la chiesa di Villa, alla cui cupola, dice la tradizione popolare, avrebbe lavorato, almeno in un primo momento, lo stesso Brunelleschi. Resta il palazzo del comune, che nasce come Scuola di grammatica e di musica, aperta ai giovani di buoni talenti, e che resta tale fino al 1880, quando diviene palazzo comunale, appunto. Restano il Pio luogo dei poveri di Cristo.
Resta lo spirito di un grande personaggio che lavorò per la sua chiesa e per la sua città e che ha regalato tutto questo ai posteri. A noi.
Via_branda_castiglioni.doc
domenica 16 agosto 2009
Via monsignor Maurizio Galli
Si tratta della via che corre di fonte alla chiesa nuova di Castiglione Olona. La dedica era doverosa, vista la mole di lavoro che l’arciprete di Castiglione Olona, don Maurizio Galli, appunto, arciprete e poi protonotario apostolico, aveva svolto per i suoi parrocchiani negli oltre quarant’anni di servizio.
Ho avuto modo di riflettere su questa figura emblematica quando ho scritto la storia della filarmonica di Castiglione Olona. Era il 2000, ed il sodalizio musicale castiglionese giungeva al compimento del suo 120° anno di vita. Il presidente di allora, Fernando Brogliato, aveva raccolto del materiale storico enorme e puntiglioso, e mi aveva affidato il compito di scrivere la storia utilizzando i suoi appunti.
Conobbi, così, ed approfondii meglio la figura di don Maurizio Galli.
Nato a Gorla Minore il 16 settembre 1904 da Angelo e Serafina Colombo, viene ordinato sacerdote il 25 maggio 1929 e viene assegnato alla parrocchia di Visino, di cui diventerà parroco nel 1935. in quegli stessi anni, diviene addetto all’Ufficio amministrativo diocesano di Milano.
Nel 1946, il suo arrivo a Castiglione Olona come arciprete, ed i primi, significativi, approcci con la popolazione e con la filarmonica. Quando si presenterà il problema della presidenza del sodalizio, verrà fatto il suo nome, segno che la sua figura religiosa, sociale, culturale era diventata imponente. La figura di questo pretino, ci si passi il termine, che non ha nulla di sminuente, vista la bassa statura della persona che conteneva una moralità altissima, non è legata solo alla filarmonica. Delle sue opere dobbiamo ricordare la costruzione dell’oratorio maschile, inaugurato nel 1952, l’ampliamento dell’asilo infantile, nel 1955, di cui divenne presidente e benefattore per tutta la vita, la creazione della nuova parrocchiale, la cui prima pietra venne posata solennemente il 9 luglio 1966. E proprio questa decisione dell’arciprete, rivelatasi, in seguito, frutto di saggezza, oggi è sotto gli occhi di tutti: la parrocchiale nuova è al centro dell’insediamento moderno di Castiglione Olona. E, forse, per i nuovi abitanti, è la vera parrocchiale, mentre per chi a Castiglione Olona è nato, o è giunto prima del 1966, resta la chiesa nuova, mentre la parrocchiale è la monumentale Collegiata. Monsignor Galli muore il 1° novembre 1997, accompagnato all’ultima dimora da una folla immensa di popolazione e dalla filarmonica, di cui fu presidente. Oggi, riposa nella cappella cimiteriale: proprio di fronte alla via a lui dedicata, che corre di fronte alla chiesa nuova, da lui creata, e giunge al cimitero.
(Alcuni passi sono tratti da: Fernando Brogliato Ugo Marelli, borgo d’arte borgo di musica: la storia della filarmonica castiglionese nei suoi primi 120 anni, Varese 2000)
Via_galli.doc
Ho avuto modo di riflettere su questa figura emblematica quando ho scritto la storia della filarmonica di Castiglione Olona. Era il 2000, ed il sodalizio musicale castiglionese giungeva al compimento del suo 120° anno di vita. Il presidente di allora, Fernando Brogliato, aveva raccolto del materiale storico enorme e puntiglioso, e mi aveva affidato il compito di scrivere la storia utilizzando i suoi appunti.
Conobbi, così, ed approfondii meglio la figura di don Maurizio Galli.
Nato a Gorla Minore il 16 settembre 1904 da Angelo e Serafina Colombo, viene ordinato sacerdote il 25 maggio 1929 e viene assegnato alla parrocchia di Visino, di cui diventerà parroco nel 1935. in quegli stessi anni, diviene addetto all’Ufficio amministrativo diocesano di Milano.
Nel 1946, il suo arrivo a Castiglione Olona come arciprete, ed i primi, significativi, approcci con la popolazione e con la filarmonica. Quando si presenterà il problema della presidenza del sodalizio, verrà fatto il suo nome, segno che la sua figura religiosa, sociale, culturale era diventata imponente. La figura di questo pretino, ci si passi il termine, che non ha nulla di sminuente, vista la bassa statura della persona che conteneva una moralità altissima, non è legata solo alla filarmonica. Delle sue opere dobbiamo ricordare la costruzione dell’oratorio maschile, inaugurato nel 1952, l’ampliamento dell’asilo infantile, nel 1955, di cui divenne presidente e benefattore per tutta la vita, la creazione della nuova parrocchiale, la cui prima pietra venne posata solennemente il 9 luglio 1966. E proprio questa decisione dell’arciprete, rivelatasi, in seguito, frutto di saggezza, oggi è sotto gli occhi di tutti: la parrocchiale nuova è al centro dell’insediamento moderno di Castiglione Olona. E, forse, per i nuovi abitanti, è la vera parrocchiale, mentre per chi a Castiglione Olona è nato, o è giunto prima del 1966, resta la chiesa nuova, mentre la parrocchiale è la monumentale Collegiata. Monsignor Galli muore il 1° novembre 1997, accompagnato all’ultima dimora da una folla immensa di popolazione e dalla filarmonica, di cui fu presidente. Oggi, riposa nella cappella cimiteriale: proprio di fronte alla via a lui dedicata, che corre di fronte alla chiesa nuova, da lui creata, e giunge al cimitero.
(Alcuni passi sono tratti da: Fernando Brogliato Ugo Marelli, borgo d’arte borgo di musica: la storia della filarmonica castiglionese nei suoi primi 120 anni, Varese 2000)
Via_galli.doc
mercoledì 12 agosto 2009
Come nacque la via De Gasperi
Perchè parto proprio da via De Gasperi per raccontare le vie di Castiglione Olona?
Perché sono stato io a dare il nome al tratto che porta dalla via Monte Cimone alle scuole medie. E anche perchè, quando ho deciso di dare questo nome alla via indicata, in un certo senso ho sbagliato. Non perchè il personaggio a cui la via oggi è dedicata non sia notevole e di pregio storico, culturale e politico per l'Italia: su questo non credo che alcuno possa obiettare; solo che, come venne dichiarato nel consiglio comunale che sanciva il nome della via, si sarebbe potuto scegliere un altro nome, magari più legato al mondo della scuola, visto che la via là conduce; o legato, comunque, alla cultura letteraria dell'Italia.
Pentito per questa scelta? No, certo, ma un po' amareggiato. Aveva ragione Sandro Volpi, il consiliere di minoranza che propose, tardivamente, ahimè, di dedicate la via ad Ignazio Silone. Un autore che apprezzo in modo particolare, ma a cui non pensai il quel momento, preso, forse, un po' alla sprovvista e dovendo decidere in fretta. "La gatta furiosa, diceva mia nonna, fa i gattini ciechi". Diciamo che, almeno, questo gattino non è completamente cieco.
La via, tracciata di recente, era rimasta per un certo tempo priva di un nome. Tutti la conoscevano, perché portava alle nuove scuole medie, ma non aveva nome. In quel tempo, era stata tracciata un’altra via, che costeggiava le nuove case costruite secondo i canoni della legge 167, e che il sindaco di allora, Ferruccio Cecchetto, aveva battezzato con il nome di Filippo Turati. Altro personaggio di grande pregio politico e culturale. Disse, cito a memoria, che aveva dato questo nome alla nuova via senza consultare l’altro gruppo di maggioranza (era un bicolore Dc – Psi) e quindi che toccava all’altra parte battezzare una via (guarda dove si era andata ad infilare la par condicio…). Un consiliere della Dc, Gerolamo Fumagalli, che, se non vado errato, ricopriva la carica di assessore ai lavori pubblici, chiese il mio parere e io battezzai la via con il nome del grande statista del secondo scorso.
Via_de_gasperi.doc
Perché sono stato io a dare il nome al tratto che porta dalla via Monte Cimone alle scuole medie. E anche perchè, quando ho deciso di dare questo nome alla via indicata, in un certo senso ho sbagliato. Non perchè il personaggio a cui la via oggi è dedicata non sia notevole e di pregio storico, culturale e politico per l'Italia: su questo non credo che alcuno possa obiettare; solo che, come venne dichiarato nel consiglio comunale che sanciva il nome della via, si sarebbe potuto scegliere un altro nome, magari più legato al mondo della scuola, visto che la via là conduce; o legato, comunque, alla cultura letteraria dell'Italia.
Pentito per questa scelta? No, certo, ma un po' amareggiato. Aveva ragione Sandro Volpi, il consiliere di minoranza che propose, tardivamente, ahimè, di dedicate la via ad Ignazio Silone. Un autore che apprezzo in modo particolare, ma a cui non pensai il quel momento, preso, forse, un po' alla sprovvista e dovendo decidere in fretta. "La gatta furiosa, diceva mia nonna, fa i gattini ciechi". Diciamo che, almeno, questo gattino non è completamente cieco.
La via, tracciata di recente, era rimasta per un certo tempo priva di un nome. Tutti la conoscevano, perché portava alle nuove scuole medie, ma non aveva nome. In quel tempo, era stata tracciata un’altra via, che costeggiava le nuove case costruite secondo i canoni della legge 167, e che il sindaco di allora, Ferruccio Cecchetto, aveva battezzato con il nome di Filippo Turati. Altro personaggio di grande pregio politico e culturale. Disse, cito a memoria, che aveva dato questo nome alla nuova via senza consultare l’altro gruppo di maggioranza (era un bicolore Dc – Psi) e quindi che toccava all’altra parte battezzare una via (guarda dove si era andata ad infilare la par condicio…). Un consiliere della Dc, Gerolamo Fumagalli, che, se non vado errato, ricopriva la carica di assessore ai lavori pubblici, chiese il mio parere e io battezzai la via con il nome del grande statista del secondo scorso.
Via_de_gasperi.doc
Introduzione
Una via è segno di vita; una strada ricorda una storia. A volte, una via, una strada sono un mondo a sé, tracciato all’interno di una città, di un paese. Vita e storie di famiglie, di amori, di liti, di invidie: tutto, a volte, nasce, cresce e termina lì.
Ho letto, recentemente, “Un luogo una storia”, di Ibio Paolucci, edizioni Arterigere, Varese 2009, che mi ha raccontato storie note ed ignote della mia Milano, che percorre la metropoli lombarda attraverso le sue vie e non solo. Anche Castiglione Olona ha, nelle sue strade, nelle sue vie la sua storia: tante storie di oggi e di ieri: tante storie, tante persone da raccontare e da ascoltare, da conoscere.
Ho deciso, almeno per il momento, di consegnare queste pagine al web, perché credo che sia un mezzo di comunicazione che racconta, raccoglie, comunica quanto la vecchia, e ancora validissima, carta stampata. Se, poi, qualcuno riterrà che queste pagine meritano una destinazione differente, tanto meglio. Come si può escludere a priori?
Mi piacerebbe, ecco un altro vantaggio del web, avere anche il parere di chi mi leggerà; se queste pagine meritano un commento e suscitano una riflessione.
Vie_uno.doc
Ho letto, recentemente, “Un luogo una storia”, di Ibio Paolucci, edizioni Arterigere, Varese 2009, che mi ha raccontato storie note ed ignote della mia Milano, che percorre la metropoli lombarda attraverso le sue vie e non solo. Anche Castiglione Olona ha, nelle sue strade, nelle sue vie la sua storia: tante storie di oggi e di ieri: tante storie, tante persone da raccontare e da ascoltare, da conoscere.
Ho deciso, almeno per il momento, di consegnare queste pagine al web, perché credo che sia un mezzo di comunicazione che racconta, raccoglie, comunica quanto la vecchia, e ancora validissima, carta stampata. Se, poi, qualcuno riterrà che queste pagine meritano una destinazione differente, tanto meglio. Come si può escludere a priori?
Mi piacerebbe, ecco un altro vantaggio del web, avere anche il parere di chi mi leggerà; se queste pagine meritano un commento e suscitano una riflessione.
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