venerdì 31 agosto 2018

Ipotesi di una origine tardo romana per Castiglione Olona

V. F.
C. PETRONIUS
GEMELLUS VIVIR
SIBI ET VIRIAE L. F.
LUCILIAE UXORI
C PETRON. PRIMIGEN.
PATRI
SAMMONIAE C. F.
LUTULLAE MAT.
PETRON MARTIAL
FRATRIS ET SUIS


Questo è il testo di un’epigrafie che oggi è conservata nel cortile del palazzo del cardinal Branda Castiglioni di Castiglione Olona. Forse, se ci fosse un po’ più di amore per questi documenti, si potrebbe portarla almeno all’interno del palazzo, riparandola dalle intemperie, con un gesto di attenzione che non fa per nulla male.
Il testo è reperibile anche sulla monumentale opera di T. Mommsen, C.I.L. (Corpus Iscriptiorum Latinarum) V 5444, che lo lesse personalmente, se dobbiamo credere, e nulla lo impedisce, al testo Castiglione Olona nella storia e nell’arte di Eugenio Cazzani, recentemente rieditato, grazie all’attenzione della famiglia Limido, ma che si rifà al testo originale del 1966 edizioni Mazzucchelli Celluloide.

Torniamo all’epigrafe e vediamo come viene trascritta e tradotta. Poniamo nelle parentesi quadre la trascrizione completa dei termini, che, in un’epigrafe, per motivi di spazio e di costi, erano normalmente abbreviati e, spesso, scritti senza soluzione di continuità tra le parole.

V[IVUS] F[ECIT]
C[AIUS] PETRONIUS
GEMELLUS SEVIS
SIBI ET VIRIAE L[UCII] F[ILIAE]
LUCILIAE UXORI
C[AIO] PETRON[IO] PRIMIGEN[IO]
PATRI
SAMMONIAE C[AII[ F[ILIAE]
LUTULLAE MAT[RI]
PETRON[IO] MARTIAL[I]
FRATRIS ET SUIS

Ecco la traduzione che viene proposta dal Cazzani e su cui concordiamo.

“Ancora vivente, Caio Petronio gemello (del collegio dei) seviri, dedicò [questo cippo] per sé e per la moglie Viria Lucilia, figlia di Lucio, al padre Caio Petronio Primigenio, alla madre Sammonia Lutilla figlia di Caio al fratello Petronio Marziale e ai suoi (altri familiari).”

Chi fossero i seviri (VIVIRI), è presto detto. Si tratta di sacerdoti augustali, un collegio, composto, appunto, da sei persone, che aveva il compito di promuovere il culto in onore degli imperatori defunti ed organizzare degli omaggi nei riguardi di quelli viventi. Gli Augustali compivano riti, indicevano giochi e presiedevano alle cerimonie in onore degli imperatori divinizzati. Nei municipi romani erano sei membri (seviri augustales) che rimanevano in carica un anno. Come, del resto, la maggior parte delle cariche romane.

Torniamo all’epigrafe. Si tratta di un cippo funebre che viene menzionato, per la prima volta, siamo attorno alla metà del Cinquecento, da Bonaventura Castiglioni, che lo rintraccia presso il palazzo di Niccolò Castiglioni, soprannominano il Romano. Da allora non se ne hanno notizie fino a quando non ne parla Diego Sant’Ambrogio, siamo sul finire dell’Ottocento, che lo rintraccia “nel cortile di una casa in contro all’edificio della scuola.” È il cortile di Casa Mazenta, quasi di rimpetto alla scolastica (oggi palazzo comunale).

Visto che vengono nominati i seviri, possiamo datare l’epigrafe nel periodo imperiale. Questo cippo deve aver viaggiato molto, se si crede, come dice il Giovio, che proveniva da Ligornetto e venne portato a Castiglione Olona dopo aver sostato a Castelseprio.

Il cippo è quadrato, sulle due parti a sinistra e a destra dell’iscrizione, sono raffigurate delle viti sui cui pampini sono posati degli uccellini che beccano gli acini d’uva. Il tratto delle lettere, oggi, come dicevamo, poco visibili, ma qualche anno fa ancora ben delineato, fa pensare che il dedicatario, Caio Petronio, dovesse aver curato con molta attenzione questo documento.

Prendiamo in considerazione anche una seconda epigrafe. Si tratta di un piccolo altare. La scritta è la seguente:


I. O. M.
L. VICTULLIENUS
VICTORINUS
VISU MONITUS

trascrizione:

I[OVI] O[PTIMO] M[AXIMO]
L[UCIUS] VICTULLIENUS
VICTORINUS
VISU MONITUS

Traduzione: a Giove Ottimo Massimo, Lucio Vittulieno Vittorino avvertito da una visione (pose).

Sulla parte destra dell’altare era raffigurata un ‘aquila con una penna nel becco. E, dall’altra parte, un’aquila con un serpente.

Mommsen colloca questa epigrafe in C.I.L. V 5597. Bonaventura Castiglioni ne riporta il testo in modo incompleto, tralasciando la prima riga, che Mommsen, invece, recupera da Andrea Alciati, il quale, a cavallo tra il Quattro ed il Cinquecento, raccolse diverse epigrafi poi riprese da Giovanni Gruter e Antonio Ludovico Muratori.
L’ara, portata al Museo Archeologico di Milano, oggi non è più rintracciabile.

Andrea Alciati è piuttosto perplesso nell’analizzare questo reperto. Intanto dubita del nome Victullienus, ma, non avendo a disposizione il testo de visu, non si dilunga su questo aspetto. Sulla simbologia dell’aquila dà una duplice interpretazione, nessuna delle due in chiave positiva. In Omero, Iliade XII, l’indovino Polidamante dice che l’aquila, quando porta una serpe che la ferisce, indica un’impresa iniziata male, per volere divino, che si conclude negativamente. Artemidoro afferma che l’aquila indica la morte di uomini illustri che, trasportati in volo dal rapace, diventano immortali. Ma il serpente è animale che rappresenta le forze oscure della terra e non si accoppia mai all’immagine di Giove, e la penna non è un simbolo chiaro.

Perché Cazzani ricorda questa epigrafe, oltretutto perduta? È importante la prima riga, con la dedica a Giove Ottimo Massimo: il culto alla somma divinità, oltretutto citata nei suoi tria nomina, significa che chi ha dedicato il testo era una persona di alto livello sociale. Che poi sia romano o romanizzato è altro discorso. Ma, certo, non era di rango umile.

Anche per questa epigrafe si sospetta, dice sempre il Sant’Ambrogio, la provenienza da Castelseprio.

Un terzo documento epigrafico

Questo testo è citato da Nicolò Sormani a metà del XVIII° secolo. È una lapide con la scritta seguente:

HERCULI MERCURIO
ET SILVANO
SACRUM ET
DIVO PANTEO EX V[oto]

Qui la traduzione e la traslitterazione sono facili e non le riportiamo.
Secondo Gruter, sarebbe stata trovata nel tempio dedicato a Santo Stefano. Il che darebbe una patina di maggior antichità al castello. I quattro dei, Ercole, Mercurio, Silvano e Panteo, avevano un culto piuttosto importante nella zona. Mercurio era protettore delle acque, quindi dell’Olona, che ci poneva di guardia al castello. Ma anche le altre divinità erano importanti nel territorio insubrico. Se il tutto fosse storicamente vero, dice, infine, Cazzani, ma non ci sono motivi per dubitare, potremmo confermare l’origine, quantomeno imperiale del territorio. Un altro tassello per dimostrare che la città di Castiglione Olona ha origini, quantomeno, tardo romane.

Per la produzione di questo testo ci siamo avvalsi ampiamente del libro di Eugenio Cazzani, d'altra parte citato nel testo, Castiglione Olona nella storia e nell’arte, recentemente rieditato, grazie all'attenzione della famiglia Limido, ma che si rifà al testo originale del 1966 edizioni Mazzucchelli Celluloide.

venerdì 24 agosto 2018

Prosegue il percorsa nel Centro storico: la via Cavour, il cardo massimo

La via Cavour, siamo ancora nel Centro storico, si innesta sulla via Roma proprio di fronte alla sede della proloco. Trovandosi a perpendicolo con questa via essa rappresenta la direzione nord sud: quindi, il cardo massimo, secondo la definizione romana.

Questa via ha una sua storia particolare, indipendentemente da quella che ci racconteranno, tra breve, le nostre amiche.

Si tratta di una via breve, piuttosto stretta, in cui il transito è davvero difficoltoso. Per un certo periodo, dopo che il Centro aveva perduto la sua funzione centrale, è stata regolata da un semaforo che induceva al senso unico alternato, ed era collocato, da una parte all’innesto dalla via Roma e, dall’altra, all’innesto sulla piazza Garibaldi. Ricordo anche che i due cortili che affacciano sulla via avevano una loro segnaletica in miniatura per indicare la direzione in cui procedere. In un secondo momento, il semaforo posto all’l’incrocio con la via Roma venne spostato prima della porta di levante, allungando i tempi di sosta. Qualcuno affermò, ma le voci nei piccoli centri sono così, che la scelta fu fatta dal sindaco del tempo, Giorgio Luini, “perché aveva un’auto lunga e non riusciva a manovrare bene nei vicoli stretti del centro”. Voci di paese, si sa.

Dopo questa soluzione si giunse alla creazione di un senso unico: in sostanza la via Cavour oggi è transitabile solo provenendo dalla via Roma e non nell’altro senso (per verità, solo chi abita nella corte detta “Di stalasc” può utilizzare i due sensi di marcia. Ma il senso unico non scoraggia i maleducati che, beatamente, abbastanza spesso affrontano i pochi metri della via in senso vietato. Maleducati. Una proposta di chiudere completamente la via lasciandola aperta solo ai residenti, avanzata dal Comitato di quartiere, è svanita nel nulla

Ma adesso facciamo parlare le nostre simpaticissime guide che ci raccontano cosa c’era in questa via. E ricordiamo i loro nomi: Iride Antognazza, Santina e Mariuccia Montoli, Mariacarla Beati.

Scendendo dalla Proloco, sulla sinistra c’era la salumeria del Discacciati; subito dopo un negozio di abbigliamento della Gibilera (crediamo si tratti di un soprannome); poi una parrucchiera, Anita Riganti della Barbera. Subito dopo un orefice, Cereda, che oggi è rintracciabile nella parte nuova della città, nella via di fianco all’oratorio. Ancora sulla sinistra c’era la latteria gelateria dell’Albrigi (ma qui le nostre guide sono incerte, perché, secondo alcune questo negozio sarebbe sulla sinistra, secondo altre sulla destra, proprio vicino all'ingresso della curt di Stalasc, e poi, ma siamo già sulla piazza Garibaldi, la posteria del Lucioni.
Sulla destra, sotto i portici, che esistono ancora oggi, c’era il Pagnoncelli, che vendeva pane e salumi. Se non ricordiamo male, il forno di Pagnoncelli è rimasto in Centro storico a lungo, fino a qualche anno fa.

“La curt di Stalasc”, corte delle stalle in lingua, ospitava “ul zucuratt”, un tal Podestà che, appunto, faceva gli zoccoli. All'interno della corte, c’era Il Caffi, antiquario, che aveva il suo laboratorio. In questo cortile, uno dei più belli ed ordinati del Centro storico, abitavano, o sono nati diversi abitanti di Castiglione Olona.

Una via breve, dunque, la via Cavour, ma ricca di movimento e di azione. Proviamo ad immaginarla nei giorni di lavoro, con le donne che andavano a fare la spesa, a fermarsi per una chiacchiera. Con gli uomini che uscivano il mattino o il pomeriggio per il secondo turno nelle fabbriche. Con i bambini che correvano, gridavano, si azzuffavano nella strada. Magari stando attenti a qualche scappellotto che arrivava dalla mamma o anche da qualche altra persona: perchè i bambini, quando ne fanno una, trovano, o, meglio, trovavano sempre qualcuno che li raddrizzava. Molto più di adesso.

mercoledì 22 agosto 2018

Entriamo nel Centro storico di Castiglione: la via Roma, il decumano massimo

La via Roma, che attraversa una parte del Centro storico di Castiglione Olona, passa dalla porta orientale a quella occidentale, per giungere, alla sua conclusione, al cosiddetto ponte romano; che romano non è ma, certamente, almeno nella sua struttura attuale, è medievale. Il ponte attraversa il fiume Olona e permette di raggiungere la zona dei mulini e poi, attraverso il Piccolo Stelvio, la frazione di Gornate Superiore.

Questa via assume, quindi, una direzione est-ovest, secondo il tracciato del tipico accampamento romano, che veniva costruito con due percorsi perpendicolari che si incrociavano al centro: il decumano massimo, appunto, in direzione est-ovest, ed il cardo massimo, in direzione nord-sud. Le altre vie erano parallele all'una o all'altra. E che a Castiglione Olona si possa risalire ad un sistema romano nel tracciato delle vie lo fa pensare il fatto che, secondo alcuni storici, la città sarebbe stata fondata dai romani all'inizio del V° secolo a. C.Quindi con un tracciato similare.

Ma il Centro storico di Castiglione Olona non è e non è mai stato adatto, almeno nella sua morfologia, ad avere una distribuzione viaria secondo la norma, poiché il decumano corre ai piedi della collinetta che sale al castello del Monteruzzo e non avrebbe la possibilità di essere attraversato dal cardo, che esiste ma si sviluppa, più o meno a metà del decumano, lungo via Cavour e piazza Garibaldi: giungendo nella piazza del Centro storico.

Che la via Roma fosse un passaggio importante lo si evince anche dal fatto che, secondo alcuni studi, questo sarebbe il tratto della via romana Comum Novaria che unisce le due città della Lombardia e del Piemonte. Un percorso che non si sa come collocare nel suo complesso, ma che, secondo alcuni studi, che condividiamo, partirebbe da Como lungo la cosiddetta Napoleona, che diventa poi Varesina, attraversa Olgiate Comasco, Solbiate Comasco, Binago, scende a Venegono Superiore e da lì a Castiglione Olona, passando dalla chiesa di Madonna in campagna (di cui parleremo), che segna un passaggio obbligato, e scenderebbe al Centro storico per risalire fino a Morazzone, Gazzada e poi verso il Ticino. Secondo altri studi, invece, si dirigerebbe verso Castelseprio, capitale del contado, per girare, infine, verso Novara. Ma il tratto nel Centro di Castiglione non è negato da nessuno.

La dimostrazione che la via Roma potesse, a buona ragione, essere percorso di grande transito si ricava, oltre che dal ponte, anche dal fatto che, scendendo verso l’Olona, poco prima di attraversare il fiume, se ci si gira sulla destra, sono presenti i ruderi di un luogo, che ancora oggi è chiamato Castelletto; e che sarebbe proprio a salvaguardia del ponte stesso, in una posizione riparata per chi giungeva da est, che avrebbe visto il mastio solo all'ultimo momento, a pochi passi dal fiume, mentre passava sotto le sue mura lungo la via che si restringe e non offre ripari; e, per chi proviene da ovest, scendendo da quello che qui è chiamato Piccolo Stelvio, per una singolare somiglianza con la salita tutta curve che richiama il passo omonimo, che si sarebbe trovato sotto il fuoco delle armi dei difensori della città, frecce o archibugi che fossero, senza possibilità di riparo alcuni. Un ottimo punto di difesa, quindi.

Attualmente, il Castelletto, che è una proprietà privata, è ridotto ad un rudere, il che è un peccato, perchè la sua importanza nella storia locale è evidente, e, secondo alcune ricerche, sarebbe stato anche citato in una lettera di Manzoni ad alcuni amici, a dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che non è un resto recente e che, già ai primi anni dell’Ottocento, assumeva una grande rinomanza.
Ma torniamo alla via Roma.

Secondo gli abitanti del Centro, questa via era ricca di negozi. D’altra parte, fino agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso, qui gravitava tutta la popolazione castiglionese. E qui erano presenti numerosi spazi commerciali di cui andiamo a dire.

Abbiamo parlato di questi insediamenti con quattro persone, le signore Iride Antognazza, Mariacarla Beati e le sorelle Santina e Mariuccia Montoli, che abitano, ancora oggi, nel Centro storico e che hanno ripercorso, assieme a noi, la via Roma, ricordando i nomi dei negozianti e di cosa si pccupassero. E per questo siamo loro molto grati, per la loro disponibilità, per la carineria e per aver aperto uno squarcio nella storia del Centro. Anche con un po'di nostalgia.

lasciamo a loro la parola. In un turbinare di ricordi che si infilano uno nell'altro,a volte sovrapponendosi, a volte confortandosi a vicenda; altre volte, infine, contrastandosi nel ricordo.

“Proprio appena oltre la porta orientale, sulla destra c’è una viuzza a fondo cieco (che termina alle spalle del palazzo del cardinal Branda Castiglioni). Qui, pochi passi, sulla sinistra, c’era un’osteria chiamata il Circolino. Scendendo ancora, c’era la Cooperativa: un negozio di alimentari, e, subito dopo, l’osteria e vineria del Costante. Subito dopo, c'era il Concollato, che faceva il ciclista. Sulla sinistra c’era un negozio del Bandera, che vendeva bombole e stufe a gas; poi c’era la tintoria Clarich e la macelleria del Culio (Poretti). Dove oggi c’è la vetrina della Proloco, c’era il Cremona, il calzolaio, e poi il negozio di abbigliamento del Luciano Mentasti. Poi si apriva la corte del Doro, l’ortolano (tuttora chiamata così, e oggi sede del Museo di Arte Plastica: l'unico in Italia che conservi materiale plastico trasformato in arte. Di cui parleremo presto). Scendendo verso il ponte romano, sempre sulla sinistra, c’erano due parrucchieri, uno di fianco all'altro, il Pierino ed il Felice. Prima del ponte, sulla destra, c’era l’Osteria della Cesarina.” Di questa signora si conosceva, o si vociferava, anche un altro impiego, diciamo dedicato alla parte maschile del Centro storico. Le nostre storiche locali glissano elegantemente, con un sorriso benevolo sulle labbra. IMpagabili.

La piazzetta di Casa Clerici è proprio a metà della via Roma. Di fronte alla corte del Doro. La casa, secondo i suoi abitanti, nasce come convento, per diventare, in seguito, una caserma. La presenza del Castelletto, di cui abbiamo parlato sopra, potrebbe esserne una dimostrazione del carattere difensivo del sito.

Questa era la via Roma, negli anni addietro: quando Castiglione Olona era tutta qui, tra le mura del suo Centro storico. Poi, c’erano le altre vie, altrettanto animate, ci sui parleremo in un altro momento.