lunedì 17 settembre 2018

Piazza Garibaldi: il cuore pulsante del Centro storico

Sulla piazza Garibaldi, per chi vi si affaccia provenendo, come noi, dalla via Cavour, subito vediamo sulla destra un pub. Questo luogo, secondo le nostre guide, era l’Osteria del “Masacca”, tale Cermesoni, il “caffè sport”. In seguito questo spazio fu gestita da Lina Carcano e Giuseppe Ferioli, che vi hanno lavorato dalla fine del 1947 fino all’età della pensione (Una vita intera trascorsa nel Centro storico).

Subito dopo, prima dell’ingresso del palazzo del cardinal Branda Castiglioni, c’era il Gastone, il benzinaio, sulla sinistra c’era la posteria Lucioni, che è rimasta aperta fino a pochi anni or sono; e poi, sempre sulla sinistra, c’era l’Anita cartolaia, il daziere con la pesa e la Maria Lucioni Maria Luziona,nel dialetto locale) ortolana.
Attraversiamo la piazza: di fronte c’era Rosolino, il macellaio e, a sinistra di questo negozio, c’era l’Offelleria: un altro bar che venne gestito, negli anni dai Lucioni, poi dai Battaini, poi dai Brianza. In seguito dai Cazzani. La signora Mariacarla è la vedova di Eugenio Cazzani (che alcuni chiamavano el Cazanel, forse perché non era molto alto).

A proposito dell’Eugenio Cazzani e della moglie, va raccontata una storia che è vera e che fa molta tenerezza; indicando l’attaccamento al servizio di questa famiglia. Una storia che mi è stata raccontata da chi, in quegli anni, sedeva in consiglio comunale.
Pochi metri più in là si apre proprio la sala consiliare (dovremmo dire si apriva, perché oggi, non si sa per quale motivo, non viene più utilizzata). I consigli comunali, si sa, hanno un orario di inizio ma non c’è quello della fina: si continua fino a che l’ordine del giorno non è discusso nella sua totalità. Ebbene. A volte si discuteva fino a tarda notte ed anche fino alle tre o alle quattro di mattina. Certamente, scontrandosi su principi politicamente opposti, discutendo fino allo spasimo. Ma, ogniqualvolta il consiglio finiva, una cosa era sicura: si usciva tutti insieme e si andava dal Cazzani a bere il caffè. A qualsiasi ora: perché l’Eugenio o la Mariacarla, magari addormentati dietro il bancone, dandosi il turno, non chiudevano fino a che non era terminato il consiglio. Una storia di altri tempi che è bello ricordare. Non restavano aperti per il guadagno di qualche caffè, poca cosa, ma per il servizio. Per un senso del lavoro che oggi commuove.

Ma torniamo a passeggiare sulla pizza. Dopo il bar, ecco che si apriva un negozio di alimentari di Giacomo Cazzani, e l’edicola dell’Angioletto Battaini e della Mariuccia Cazzani.

E, anche qui, c’è un storia che la Mariuccia ci perdonerà di raccontare. Lei era del 1925. Quando l’abbiamo cosciuta, aveva già i suoi anni. Ma, quando la incontravo, era sempre molto compita ed elegante: una signora d’altri tempi, negli ultimi anni con un bastone per sostenersi e con la badante sempre al suo fianco.
“Ciao Mariuccia, come va?”
Lei subito mi chiedeva di mia mamma (anche lei del 1925). E poi, diciamolo, un po’ la provocavo.
“Mariuccia, ma quanti anni hai?”
E lei nel suo bellissimo dialetto
“I ultim i eren 76” (gli ultimi che ho compiuto erano 76).
Un dato fisso: ma non perché fosse svampita, al contrario: si abbassava l’età per un suo vezzo.
Quando è morta, sono andato a trovarla. A casa sua c’era il nipote e gli ho raccontato questo aneddoto. Egli, di rimando, me lo ha confermato e mi ha detto:
“Chissà cosa dirà mia zia, visto che adesso sull’epigrafe mortuaria devo mettere la sua età vera.”
Un momento dolce, in un momento triste, per ricordare una parte del Centro storico che se ne andava, con il suo carico di ricordi e di vita. Tutta trascorsa in queste vie ricche di persone.

Proseguiamo lungo la nostra piazza.

Ancora pochi metri e c’era la posta. Di fronte, davanti alla chiesa di Villa, c’era la banca. Da lì si sale verso la Collegiata. E, a sinistra, c’è la Scolastica, voluta dal cardinal Branda Castiglioni nel Quattrocento; e che, nel 1880, viene requisita dallo Stato ed oggi è il palazzo comunale. Saliamo lungo il percorso verso la Collegiata e troviamo un arco: qui abitava il coadiutore e, subito dopo, in quella che è, ancora oggi, nota come Casa Mazenta, c’era il bar della Democrazia, della Lina Cagnin.

Ma non va dimenticato un aspetto molto importante. E caratteristico. Al centro della piazza Garibaldi c’era quella che tutti chiamavano “la brusela” un rialzo tondo con al centro un palo della luce. Era il ritrovo dei giochi dei bambini. Si giocava ai Quattro Cantoni, anche se era un cerchio attorno a cui giravamo le poche auto. È rimasto a lungo al centro della piazza, poi, per motivi di circolazione, forse, è stato levato.

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