venerdì 24 agosto 2018

Prosegue il percorsa nel Centro storico: la via Cavour, il cardo massimo

La via Cavour, siamo ancora nel Centro storico, si innesta sulla via Roma proprio di fronte alla sede della proloco. Trovandosi a perpendicolo con questa via essa rappresenta la direzione nord sud: quindi, il cardo massimo, secondo la definizione romana.

Questa via ha una sua storia particolare, indipendentemente da quella che ci racconteranno, tra breve, le nostre amiche.

Si tratta di una via breve, piuttosto stretta, in cui il transito è davvero difficoltoso. Per un certo periodo, dopo che il Centro aveva perduto la sua funzione centrale, è stata regolata da un semaforo che induceva al senso unico alternato, ed era collocato, da una parte all’innesto dalla via Roma e, dall’altra, all’innesto sulla piazza Garibaldi. Ricordo anche che i due cortili che affacciano sulla via avevano una loro segnaletica in miniatura per indicare la direzione in cui procedere. In un secondo momento, il semaforo posto all’l’incrocio con la via Roma venne spostato prima della porta di levante, allungando i tempi di sosta. Qualcuno affermò, ma le voci nei piccoli centri sono così, che la scelta fu fatta dal sindaco del tempo, Giorgio Luini, “perché aveva un’auto lunga e non riusciva a manovrare bene nei vicoli stretti del centro”. Voci di paese, si sa.

Dopo questa soluzione si giunse alla creazione di un senso unico: in sostanza la via Cavour oggi è transitabile solo provenendo dalla via Roma e non nell’altro senso (per verità, solo chi abita nella corte detta “Di stalasc” può utilizzare i due sensi di marcia. Ma il senso unico non scoraggia i maleducati che, beatamente, abbastanza spesso affrontano i pochi metri della via in senso vietato. Maleducati. Una proposta di chiudere completamente la via lasciandola aperta solo ai residenti, avanzata dal Comitato di quartiere, è svanita nel nulla

Ma adesso facciamo parlare le nostre simpaticissime guide che ci raccontano cosa c’era in questa via. E ricordiamo i loro nomi: Iride Antognazza, Santina e Mariuccia Montoli, Mariacarla Beati.

Scendendo dalla Proloco, sulla sinistra c’era la salumeria del Discacciati; subito dopo un negozio di abbigliamento della Gibilera (crediamo si tratti di un soprannome); poi una parrucchiera, Anita Riganti della Barbera. Subito dopo un orefice, Cereda, che oggi è rintracciabile nella parte nuova della città, nella via di fianco all’oratorio. Ancora sulla sinistra c’era la latteria gelateria dell’Albrigi (ma qui le nostre guide sono incerte, perché, secondo alcune questo negozio sarebbe sulla sinistra, secondo altre sulla destra, proprio vicino all'ingresso della curt di Stalasc, e poi, ma siamo già sulla piazza Garibaldi, la posteria del Lucioni.
Sulla destra, sotto i portici, che esistono ancora oggi, c’era il Pagnoncelli, che vendeva pane e salumi. Se non ricordiamo male, il forno di Pagnoncelli è rimasto in Centro storico a lungo, fino a qualche anno fa.

“La curt di Stalasc”, corte delle stalle in lingua, ospitava “ul zucuratt”, un tal Podestà che, appunto, faceva gli zoccoli. All'interno della corte, c’era Il Caffi, antiquario, che aveva il suo laboratorio. In questo cortile, uno dei più belli ed ordinati del Centro storico, abitavano, o sono nati diversi abitanti di Castiglione Olona.

Una via breve, dunque, la via Cavour, ma ricca di movimento e di azione. Proviamo ad immaginarla nei giorni di lavoro, con le donne che andavano a fare la spesa, a fermarsi per una chiacchiera. Con gli uomini che uscivano il mattino o il pomeriggio per il secondo turno nelle fabbriche. Con i bambini che correvano, gridavano, si azzuffavano nella strada. Magari stando attenti a qualche scappellotto che arrivava dalla mamma o anche da qualche altra persona: perchè i bambini, quando ne fanno una, trovano, o, meglio, trovavano sempre qualcuno che li raddrizzava. Molto più di adesso.

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