“Questa sta diventando la casa degli specchi”.
Non c’erano dubbi che Maria avesse ragione. Un po’ perché lei ha sempre ragione ed un po’ perché ne stavo appendendo ancora uno in quella domenica di gennaio. Ed allora mi sono fermato prima di prendere il trapano per bucare la parete e mi sono messo a contarli ad alta voce.
“Uno in cucina; anzi, due: visto che sono sovrapposti. in sala altri sette, diconsi sette, collocati tre per parte, sul muro di fianco alla finestra ed uno appoggiato sopra il mobile della sala. Poi andiamo all’ingresso, dove ce ne sono altri… vediamo: due di fronte all’ingresso, uno di fianco (quello che sto appendendo), ed uno sul muro divisorio tra sala ed ingresso, ben 16, piccoli per la verità e messi quattro a quattro, sulle pareti della finestra. E ce ne sono due alti e stretti posti vicino al mobile; ma questi sono lì solo provvisoriamente, perché stiamo cercando una solo collocazione di maggior effetto. Poi il bagno. Volete che non ce ne siano almeno due? Eccoli: quello grande sopra il lavandino e poi uno piccolo e tondo, appeso di fianco.
Tutto qui? Direte. No, figuriamoci.
Saliamo le scale per andare al piano notte. Sulla scala nessuno specchio (ce ne vorrebbe uno, no?) ma appena si entra nella camera eccoli: due di fronte al letto e due di fianco. Pochini.
Ma poi ci sono le due camere del B&B.
Entriamo nella prima e dietro la porta ce n’è uno. Di fianco alla porta del bagno un altro, vicino alla finestra un terzo. Ed eccoci nel bagno degli ospiti, dove troneggia uno specchio: anche qui sopra il lavandino. Passiamo nella seconda camera. Qui ce ne sono pochini: solo due.
Ma, proprio sulla scala che scende dal b&b ecco un altro specchio. Non poteva mancare. Chi esce e non è in ordine ecco che si guarda, rientra in camera e si pettina. Un servizio in più.
Finito l’elenco? Ma come, sono già finiti?
Figuriamoci:
in garage ce ne sono ancora tre in cerca di una parete cui essere appesi. Ed uno piccolo, ma proprio piccolo vicino alle prese della corrente,
Avete fatto i conti? No? Allora li faccio io.
43 specchi tra piccoli, grandi, e frutto di puzzle vari più i tre del garage. 47.
Solo?
Capisco il disdoro e capisco che qualcuno ritenga che Maria abbia ragione: sono troppi. Ma non si dice che rompere uno specchio porti sfortuna? Motivo per cui non ne abbiamo mai buttato uno. Mica che si rompa nel trasporto alla discarica è nel cassone della discarica. Poi la iella chi la caccia via?
Ma forse la ragione non è legata solo alla mia mania di conservazione ed al timore della iella. Secondo me, gli specchi servono. A noi, certo, mica puoi uscire spettinato. Ma anche ai nostri amici fantasmi. Perché anche loro, quelli che vivono con noi nella nostra casa, devono pur sistemarsi in qualche modo.
“Come mi sta questo abitino, caro?”
“ Sei divina, amore.”
“Ma no, non vedi che mi ingrassa?”
“No, amore, tu sei sempre stata un figurino. Anche negli anni in cui eri viva.”
“Sicuro? Allora posso vestirmi così? Sai, non voglio fare una figuraccia con mia mamma.”
“Con lei non puoi fare una figuraccia; si è sempre vestita in modo demenziale quando era viva; ed anche oggi, scusa amore, non ha perduto questa abitudine.”
“Come ti permetti di criticare mamma?”
“Dicevo per dire…”
“Allora, non dire per dire: sai che lei è molto suscettibile e se si offende…”
“Come vuoi che non la conosca? cinque mesi di fidanzamento, 45 anni di matrimonio (anni bellissimi, amore) e poi, fino ad oggi… Quanti anni sono passati dalla nostra dipartita? Sì, vero, quest’anno sono 498. Amore! Tra due anni faremo una festa incredibile: 500 anni di morte insieme!”
“Dimmi la verità, amore, sono invecchiata? Si vede il segno degli anni?”
“Ma certo che no, amore, come puoi pensare ad una cosa simile.”
“No, mi stai ingannando. Devo essere invecchiata. Sono morta che avevo 85 anni. 85 più 498 fanno 583. 583 anni, amore. Capisci? Ahhh, sono vecchia e sono brutta. Meno male che in questa casa non c’è uno specchio!”
Grazie prof, Ibsen insegna
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